Per l’anniversario del Bar Pasticceria Arlecchino di Carrara ho voluto reinterpretare la figura di Arlecchino andando oltre l’immaginario più conosciuto della maschera teatrale, per risalire alle sue radici più profonde e ancestrali. L’illustrazione nasce dal desiderio di restituire al personaggio la sua natura originaria: non solo figura giocosa e popolare, ma archetipo antico, essere liminale e mutevole, legato alle forze primordiali del cambiamento.

Il corpo di Arlecchino è rappresentato attraverso pose e dinamiche che rimandano all’iconografia dello Shiva danzante, simbolo del ritmo cosmico, della distruzione e della rinascita. Come Shiva, Arlecchino incarna una natura ambivalente: è trasformazione continua, equilibrio instabile tra ordine e caos, materia e spirito, ironia e sacralità.

Nel costume compaiono elementi simbolici come i cicli lunari e i serpenti. La luna richiama il tempo ciclico, il divenire e il mutamento costante; il serpente, presente sia nella figura di Shiva sia nella simbologia archetipica arcaica, è emblema di energia vitale, rigenerazione e conoscenza. Questi simboli rafforzano l’idea di un Arlecchino primordiale, profondamente connesso alla natura e agli strati più antichi dell’esperienza umana.

Questa reinterpretazione dialoga con l’identità del Bar Pasticceria Arlecchino, luogo storico di incontro e di passaggio, dove il quotidiano si trasforma in rituale. Come la maschera che lo rappresenta, il bar è uno spazio vivo, in continua evoluzione, capace di tenere insieme memoria, convivialità e trasformazione.

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